| Storico Argento per i sardi |
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| Scritto da Pazpaz |
| Martedì 21 Aprile 2009 02:12 |
Re di picche anziché 3 di cuori, sfuma così la medaglia d'oroDopo centocinquantasei incontri e duemilaventicinque carte giocate con maestria, Boassa Paolo da Cagliari, laureato in lettere, bridgista quasi di professione, cala il re di picche. Il compagno, De Montis Giuseppe da Oristano, titolare di un’agenzia di pratiche auto e anch’egli bridgista quasi di professione, sbianca. Il compagno avrebbe dovuto calare il tre di cuori e non quel dannato re, nero come la pece. Partita persa e medaglia d’oro sfumata. Alla coppia sarda, la prima nella storia del bridge sardo a accedere alle finali dei campionati italiani, è rimasto un argento anch’esso storico e un sentimento a cavallo tra la gioia più sfrenata e la disperazione più profonda. «Incredibile, vero?», dice sorridendo Giuseppe De Montis. «Avremo qualcosa da raccontare ai nostri figli». Una valanga di carte giocate alla perfezione, un solo errore costato tanto. Troppo. «Pensavamo di aver vinto lo stesso, invece, nel conteggio finale, la coppia Filippini-Davigo di Milano è risultata la vincitrice. Sino a quel momento erano quarti, hanno messo a segno una rimonta impressionante». E De Montis insiste: «Una rimonta sorprendente, anche troppo». In che senso? Spallucce, meglio lasciar perdere. Il bridge è una cosa seria, per chi lo gioca. Considerato uno sport vero e proprio (negli Stati Uniti lo insegnano a scuola come “sport della mente“), è organizzato in una federazione affiliata al Coni, prevede campionati europei e mondiali in cui dominano (udite, udite) gli italiani. Il “Blue Team“, dal colore della maglietta di gara, è considerato “mitico“. E come tutti gli sport, strano ma vero, anche il bridge deve difendersi dal doping. Liberi di non crederci, ma più di un giocatore è stato trovato positivo e squalificato: uso di eccitanti - l’accusa - per tenersi allerta e sbagliare il meno possibile. Rare e poco significative degenerazioni di uno sport in ascesa. Non si sa bene perché, da qualche anno a questa parte fioccano le iscrizioni alle scuole di bridge, i circoli si affollano, la mania dilaga. E chi inizia viene travolto: tra appassionati non si parla d’altro, guai per un non giocatore trovarsi in una compagnia di bridgisti. Significa essere automaticamente emarginato. Paolo Boassa sorride, raccontando: «Spesso organizziamo serate in pizzeria. Finisce che mangiamo in quattro e quattr’otto per correre a giocare». A Salsomaggiore, è in questo centro termale in provincia di Parma che nello scorso week-end si sono svolti i campionati italiani, per quattro giorni i viali sono stati affollati da cinquecento e passa giocatori che impiegavano il tempo libero facendo su e giù e parlando di bridge. Poiché la particolarità di questo gioco è quella di misurarsi con le stesse carte usate prima da un’altra coppia, accade che ognuno dia una diversa interpretazione alla stessa giocata. «E’ il classico motivo di scontro fra compagni», dice Boassa, «per non parlare delle discussioni in famiglia. Per questo vale una regola d’oro: mai marito e moglie in coppia. La confidenza annulla i freni inibitori e le liti sono accesissime». I campionati italiani hanno quindi segnato un risultato storico per il bridge sardo. Boassa-De Montis sono arrivati su vette mai raggiunte prima e se non ci fosse stato quel re di picche... «Mi sono subito accorto dell’errore», racconta Boassa, «ma ormai era troppo tardi, la carta era già sul tavolo». E il suo compagno come l’ha presa? «Benissimo, è diventato pallido ma non mi ha detto una parola». E’ proprio andata così? «Sì», conferma De Montis, «non ho aperto bocca. Mi sembrava impossibile che Paolo avesse commesso un simile errore». In ogni caso, è arrivata una medaglia d’argento che darà nuovo impulso a una disciplina in espansione. Un tempo considerato un gioco d’élite, adesso si pratica un po’ dappertutto. «Costa poco», dice Boassa, «insegna a pensare e a restare concentrati». Nei circoli si gioca ogni sera e talvolta il gioco assume un altro nome, partita libera, con regole un po’ diverse e una variazione decisiva. Si vincono - o si perdono - soldi contanti. Un’altra piccola degenerazione che appartiene alla vecchia generazione di bridgisti. I ragazzi soldi in tasca ne hanno pochi e giocano per passione. E poi dicono che il dilettantismo nello sport non esiste più. Ivan Paone |
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